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Newsletter Maggio 2020 Speciale Covid-19

EDITORIALE

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EDITORIALE

Cari amici,

abbiamo voluto raggiungervi con una newsletter interamente dedicata alla situazione del Burkina Faso in tempo di Covid-19 perché riteniamo corretto nei vostri confronti fornirvi informazioni più particolareggiate rispetto a quanto sta accadendo nel Paese nel quale, insieme, operiamo per implementare progetti di sostegno all’infanzia e alla famiglia in difficoltà socio economica. Il Covid-19 ha stravolto le nostre vite, instillando dentro di noi la paura e imponendoci modalità di relazione interpersonale molto lontane dalle nostre abitudini. Improvvisamente ci siamo sentiti isolati, le regole di distanziamento sociale ci hanno ulteriormente allontanato gli uni dagli altri, le comunicazioni tra di noi sono state forzate a potenziare l’utilizzo di strumenti che già prima, per molti versi, tendevano ad alienarci e a costruire barriere fisiche tra le persone.Per alcuni mesi ogni persona che incontravamo, finanche i nostri cari, sono stati un potenziale pericolo per la nostra incolumità e sarà molto difficile superare, anche quando la situazione sarà migliorata, la sensazione di diffidenza e di doverosa cautela nell’approcciarsi all’altro.

Stiamo diventando tutti più poveri. Varie tipologie di attività economiche sono state fortemente penalizzate dalla chiusura totale. Non riesco a pensare a nessun tipo di attività produttiva o commerciale, escluse forse le filiere legate ai farmaci, ai presidi sanitari, al cibo, che non sia stata costretta ad attuare misure di emergenza per contenere il devastante arresto di flusso di lavoro e, di conseguenza, di denaro.

Timorosi, impoveriti e senza certezze, abbiamo accettato di ripetere, per non perdere la speranza, il mantra che tutto sarebbe andato bene e che ne saremmo usciti più forti e migliori.

Se posso permettermi di esprimere un sentire personale elaborato sulla base della presenza sui social, sulla lettura delle maggiori testate giornalistiche italiane e su quanto ci viene proposto dai media in generale, non ho la percezione che la maggior parte degli Italiani stia facendo tesoro dell’esperienza di questo periodo per cercare di migliorare linguaggio, comportamenti e atteggiamenti verso alterità e diversità. Credo che, semplicemente, chi già era portatore di valori, di ideali, di desiderio di migliorare la società nella quale viviamo, abbia molto riflettuto su quanto ci sta accadendo e sulla necessità di creare un equilibrio nello stile di vita degli esseri umani, prendendo coscienza in modo forte dell’esistenza degli altri diversi da noi. E credo che chi, invece, già viveva rinchiuso in una gabbia dorata di individualismo, centrato su sé stesso e il proprio stare bene, abbia amplificato e potenziato il suo modo di percepire la socialità e il vivere collettivo. L’invidia, la gelosia, la rabbia, l’intolleranza e spesso anche l’odio hanno trovato terreno fertile in alcuni imbruttendo ciò che di più bello l’essere umano riesce, quando vuole, ad esprimere: la solidarietà, l’aiuto reciproco, il camminare insieme verso obiettivi comuni. Ed è nella forza di questi valori che riusciremo ad uscire da questo tunnel di sofferenza apparentemente lunghissimo e senza sbocco.

Uscirne non necessariamente migliori ma consapevoli sarebbe un grosso traguardo al quale possiamo ambire mettendoci testa e cuore.

Olivia Piro


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