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Kibarè Newsletter Dicembre 2020

EDITORIALE

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EDITORIALE 


Cari amici,

siamo quasi finalmente giunti alla fine del 2020. Solitamente la fine di un anno comporta una serie di ricordi legati ad eventi e momenti particolari che hanno reso l’anno speciale. Nel caso del 2020 abbiamo solo ricordi di sofferenza, malattia, perdita di persone care e delle poche sicurezze che, con fatica, ci siamo costruiti negli anni.

Il 2020, oltre a portare con sé migliaia di persone che non ci sono più, ci ha rubato un anno di vita.  Lo ha rubato ai bambini che, probabilmente senza ben comprendere che cosa stesse succedendo, si sono visti chiudere le scuole per un lunghissimo periodo, si sono ritrovati isolati e privati di una socialità che alla loro età è determinante. Lo ha rubato ai giovani, costretti a lunghe ore davanti ai computers per poter svolgere i programmi previsti dalla scuola che frequentavano, e privati del contatto con i coetanei, di quei momenti fondamentali nell’adolescenza che rendono tutto più accettabile, anche il disagio della crescita. Lo ha rubato agli adulti che si sono trovati scaraventati nell’incertezza lavorativa ed economica; che spesso hanno dovuto gestire lutti inaspettati e devastanti. Lo ha rubato agli anziani che improvvisamente si sono scoperti fragili e da proteggere quando, magari, avevano ancora una vita intensa ed attiva dal punto di vista lavorativo e delle relazioni.  

Nessuno potrà restituircelo questo anno che ci auguriamo di poter chiudere nel cassetto dei brutti ricordi, ma possiamo restare fortemente aggrappati alla speranza e tenacemente continuare a sognare e perseguire i nostri sogni, tenendo ben stampato nella mente quanto Nelson Mandela, che non ha certo avuto una vita facile, diceva "Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”.

E allora non arrendiamoci, cari amici.  Kibarè, ha più volte temuto, in questo 2020, di dover affrontare enormi difficoltà economiche e di dover rivedere i suoi progetti e magari rinunciare a qualcuno di loro. Ha temuto che la situazione della sicurezza in Burkina Faso precipitasse nel caos; ha paventato che le elezioni presidenziali destabilizzassero completamente il Paese e soprattutto ha avuto paura che la pandemia, in una realtà sociale già fortemente provata da condizioni climatiche sfavorevoli, da povertà endemica e da scarse risorse sanitarie mietesse vittime a non finire.

Nulla di tutto questo si è verificato: gli attentati terroristici hanno dato tregua alla popolazione burkinabè; le elezioni presidenziali hanno riconfermato il presidente in carica negli ultimi quattro anni e non hanno avuto un seguito di dissensi violenti o contestazioni; i numeri della pandemia, anche se non attendibili al 100%, sono rimasti contenuti e le misure di sicurezza e protezione per il contenimento del virus , messe in atto dal governo, sono state ben recepite e applicate dalla popolazione che ha cercato di continuare a vivere con determinazione e tenacia.

La grande catastrofe vissuta dal Paese è stata l’alluvione che, nel mese di settembre, ha colpito la capitale Ouagadougou distruggendo case e spazzando via i pochi averi delle persone che le abitavano.

Ciò che è stato veramente importante per un’attività come quella di Kibarè sono stati i nostri sostenitori che, pur nelle difficoltà del momento e nell’incertezza della situazione economica, hanno continuato a camminare al nostro fianco con fiducia, senza farci mancare supporto morale e finanziario.  

Questa vicinanza ci ha fortemente motivato e ci ha permesso di intervenire per aiutare il Paese nell’emergenza alluvione, di realizzare quanto ci eravamo prefissi in termini di progetti e di mantenere attive le adozioni a distanza perché quando qualcuno, per motivi di reali difficoltà economiche ha dovuto, a malincuore, rinunciare, qualcun altro si è fatto carico dei bambini rimasti senza sostegno.

Abbiamo tutti sperato di poter uscire migliori da questa prova non voluta e pesante. Se ci guardiamo intorno o seguiamo i social ci rendiamo conto che non è stato così. L’odio, fomentato dalla disperazione, appare aumentato e il distanziamento sociale ha allontanato gli esseri umani, spesso isolandoli in una bolla di solitudine incattivita.

Kibarè e i suoi sostenitori appaiono come un’oasi nella quale i buoni sentimenti e la solidarietà sono passati intonsi attraverso la catastrofe che ci ha colpiti e il legame tra l’associazione e le persone che la seguono appare rinforzato e cementato dalla fiducia reciproca e dagli scopi condivisi.  Leggerete in questa newsletter che cosa Kibarè è riuscita a fare insieme a tutti voi.

E insieme a questo grazie che scaturisce dal profondo del cuore vi giungano i nostri auguri sinceri per un Natale di pace ovunque e comunque possiate trascorrerlo. E forte vi giunga l’augurio che il nuovo anno 2021 ci porti salute, speranza, e la possibilità di continuare ad essere una grande famiglia che, nonostante le difficilmente percorribili distanze, mantiene vive le relazioni e i legami che ci permettono di continuare a camminare verso il futuro.

Olivia Piro 


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